Complimenti, hai trovato una traccia di rebecca

La gabbia d'oro è crollata. Il re è nudo.

chi è rebecca?

Rebecca sono io e forse un po' anche tu.Ho una storia da raccontare.
La mia.
Non ti propongo un libro,
ma l'inizio di un viaggio
Dove ogni scelta ha avuto un prezzo
e dove ciò che avrei voluto dimenticare mi ha aiutato a rinascere.
Se ti riconoscerai anche solo in una pagina, allora sarà valsa la pena raccontarla.Ah. E' una storia vera.Forse.Rebecca

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Rebecca è una donna brillante, apparentemente realizzata, ma intrappolata in un matrimonio senza più ascolto, desiderio e complicità. Nella Milano elegante e frenetica in cui vive, si sente invisibile e consuma le sue giornate tra lavoro, solitudine e un’incolmabile fame d’amore. Poi arriva Lui. Un incontro che riaccende ciò che credeva perduto: sguardi che bruciano sulla pelle, parole sussurrate nel buio, una tensione erotica sempre più travolgente. Una relazione proibita che la costringe a mettere in discussione la propria identità, il rapporto con il corpo e l’idea stessa di amore. Un romanzo autobiografico intenso e sensuale, che intreccia eros, dipendenza emotiva e rinascita personale in un viaggio spietatamente sincero dentro il bisogno umano di sentirsi amati.

INFERNO - Coming soon

Il secondo, intenso capitolo della saga Storie di Rebecca.Cosa accade quando l’amore diventa tormento e ogni scelta oscilla tra peccato e salvezza?Sullo sfondo di una Milano frenetica e insonne, Rebecca è una donna in bilico. Tra corpi che si cercano, promesse infrante e desideri proibiti, si consuma la sua discesa nelle profondità di una relazione tossica. È il racconto intimo e spietato di una metamorfosi dolorosa, dove la verità brucia prima di liberare l’anima.Un romanzo che graffia, seduce e incendia.Perché nessuno attraversa l'inferno senza uscirne illeso.

OTTOCENTO SOSPIRI - Coming soon

Il terzo capitolo della saga Storie di Rebecca.Milano è ancora lì, ma qualcosa dentro Rebecca è cambiato. Trovato il coraggio di togliersi la maschera, per lei ha inizio un viaggio — interiore e geografico — tra deserti dell'anima e passioni impossibili.Lungo la strada incontrerà legami sfuggenti ed eros puro, imparando che la libertà non è un punto d'arrivo, ma un cammino. Ottocento Sospiri è un romanzo sensuale e profondo sulla consapevolezza: la storia di una risalita che insegna a guardare le proprie cicatrici senza più paura.Ogni respiro è un atto di libertà.Perché la vera rinascita non è dimenticare il passato, ma imparare a salire portandolo con sé.

LEGGI UN ESTRATTO - CAP 23 -

CAP 23Inizialmente non lo riconobbi neppure. Lo vidi posteggiare con una macchina diversa, a noleggio.
«Ciao nanetta. Scusami il ritardo, ma ho avuto un guasto alla macchina e mi hanno dato quella sostitutiva. Per poco non ci saltava la giornata, ma volevo vederti, quindi sono sceso in città con questa auto sgangherata… E così possiamo stare un po’ insieme. Sei felice?»
Rimasi qualche istante a fissarlo, metabolizzando le sue dolci parole. Era vistosamente turbato dalla sequenza di sfighe, ma ero riuscita a cogliere l’esatto istante in cui mi aveva vista e i suoi occhi avevano iniziato a brillare. Mi sorrise il cuore. A modo suo, credo mi stesse dimostrando che voleva passare del tempo con me decisamente al di fuori della camera da letto.
Lo abbracciai, stringendolo per la vita. Ero proprio piccolina rispetto a Lui.
Era una giornata bellissima e novembre – mese che sembrava fatto da cento giorni – ci stava regalando un po’ di vitamina D. La città correva frenetica, come di consueto.
Sembrava tutto normale, ma niente era più come prima.
Mi prese la mano e iniziammo a camminare, sereni una accanto all’altro. Realizzai in quell’istante che non sarei più riuscita a girare per quelle vie senza pensare a Lui.
Aspettando che il tram 2 proseguisse il suo lento e stanco percorso tagliandoci la strada, mi baciò veloce sulle labbra tirandomi a sé.
“Pazzo, in mezzo alla piazza dove tutti ci possono vedere!” pensai, ma non lo scostai, troppo ammaliata da tutti i sentimenti da cui ero investita.
Entrammo in un bar all’angolo della piccola strada pedonale: due cappucci, una brioche e un succo.
Mi faceva ridere da morire, ogni aspetto di Lui mi riempiva di stupore e sorpresa. Adoravo come si muoveva, come parlava, come mi guardava. Un’incontenibile gioia di vivere mi partì dal cuore per poi scendere tra le gambe, dove sapevo che, a breve, ci sarebbe stato da divertirsi. Mi piaceva molto osservarlo interagire con gli altri. Come quando mi aveva invitata la prima volta, riuscivo a notare quanto fosse sicuro di sé, ma comunque tremendamente affabile e amichevole con tutti.
Chi era quell’uomo?
Gli strinsi una mano.
«Andiamo?» gli chiesi fingendo il broncio.
«Che fretta hai, peste?» mi rispose, conoscendo perfettamente la risposta.
Gli strizzai l’occhio. L’impazienza di averlo tra le lenzuola era più mia che sua, ma riuscii a smuoverlo dalla sua poltroncina per avvicinarci al posto che avevo scelto per trascorrere qualche ora in intimità. Già, perché entrambi sapevamo che avremmo fatto di nuovo sesso, ma di andare in uno squallido motel non mi andava. In provincia i motel sono decisa¬mente più scenici, creativi e costosi, in città sono più luoghi dove perdere del tutto la propria rispettabilità. Trovai invece un sistema interessante del quale precedentemente non conoscevo l’esistenza: era infatti possi¬bile prenotare una camera di hotel – anche di lusso – per utilizzo diurno.
Nonostante avessi notato la sua iniziale titubanza, entrammo per mano all’Westin Palace. Speravo che gli zaini neri da lavoro di entrambi distogliessero l’attenzione dei receptionist dalla vera motivazione per la quale ci trovavamo lì: “Signore e signori, si va a scopare!”
Dopo un veloce check-in nella grande hall adornata con marmo ed enormi tappeti verdi, ci incamminammo verso la camera assegnata. Notai alcune persone intente ad allestire le sale per il Natale ormai alle porte, facendo passare la nostra presenza indiscutibilmente inosservata. Luci, palline, fiori e merletti erano i protagonisti.
Fuori dall’ascensore mi saltò addosso, non perdendo ulteriori minuti preziosi. Mi spinse contro la porta della nostra camera ancora chiusa, baciandomi con passione e contemporaneamente cercando di sbloccare la serratura. Era avido di me e le sue mani corsero frenetiche sul mio corpo. Per quella mite giornata di novembre avevo scelto una minigonna bianca e una camicia di seta azzurra, autoreggenti e stivali neri alti. Avevo lasciato il cappotto nero slacciato, così che non fu difficile per Lui farlo scivolare sul pavimento appena entrati in camera.
La stanza era molto luminosa, decisamente elegante e diversa da quella in cui avevamo dormito qualche sera prima. Gli arredi erano color avorio con dei bellissimi dettagli in oro, in rappresentanza di uno stile antico e molto curato. Sullo sfondo, una grande finestra faceva entrare il ricordo del bel sole che fuori splendeva, fermato solo da grandi tende color antracite. Davanti all’immenso letto, coperto da un sofficissimo piumino bianco e da cinque cuscini della stessa tonalità delle tende, c’era una bella scrivania con una specchiera abbinata.
Buttammo gli zaini in un angolo e mi prese immediatamente in brac¬cio, facendomi saldamente ancorare con le gambe attorno alla sua vita. Nessuno mi aveva mai presa in braccio, a parte mio padre il giorno del mio matrimonio. Il mio sposo, appunto, non ci aveva neanche mai provato.
Mai.
Troppo pesante, sosteneva.
Nessuno, in ogni caso, mi aveva mai sollevata con tanta facilità. Sembrava che le nostre lingue avessero sofferto della mancanza reci¬proca, e provassero un bisogno innaturale di ricominciare a muoversi in una danza di cui solo loro conoscevano la melodia.
Camminò verso il letto con me ancora appesa, le sue mani ben salde sui miei glutei, mentre io provai ad aprirgli la camicia, cercando di conte¬nere la bramosia del mio corpo che già si muoveva per strusciarsi contro il suo. Come se ci avesse ripensato all’ultimo momento, si girò di scatto e mi appoggiò delicatamente sulla scrivania, mettendosi in ginocchio davanti a me. Confusa dal repentino cambio di programma, lo osservai dall’alto della mia posizione, mentre mi alzava con adorazione trepidante la gonna e faceva scivolare via le mutandine rosse (…)